12-14 luglio 2025 | VENEZIA
Aula Magna “G.Cazzavillan” Università Ca’Foscari
Cannaregio 873, Fondamenta San Giobbe
Traduzione simultanea in 4 lingue (italiano, francese, spagnolo e inglese)
8.00 – 8.45 Accoglienza e iscrizioni
9.00 Saluto e apertura:
Moreno Blascovich, Responsabile Commissione Organizzativa
Apertura: Dominique Touchon Fingermann, Segretaria per l’Europa del CIG 2023-2024
9.30 – 11.00 Discussant: Radu Turcanu
Didier Castanet: Verità – Testimonianza e Atto
Armando Cote: Niente è lo stesso
Teresa Trías: Gli effetti degli affetti nella passe
11.00 – 11.30 Pausa caffé
11.30 – 13.00 Discussant: Anne-Marie Combres
Clotilde Pascual: Savoir-faire con il sintomo, savoir-faire con lalingua
Panos Seretis: L’esperienza che fa parlare
Elisabete Thamer: Esperienza, testimonianza, oblio
13.00 – 14.30 Pausa pranzo
14.30 – 16.00 Discussant: Martine Menès e Philippe Madet
Ana Maeso AE: Essere sulla breccia
Elynes Lima AE: L’AE come testimone dei problemi cruciali della psicoanalisi (Zoom)
Cristelle Suc AE: Po-etica [Poéthique] del respiro
16.00 – 17.45 Discussant: Anastasia Tzavidopoulou e Patricia Zarowsky
Constanza Lobos AE: Dis-fare [Des-hacer]
Pastora Rivera AE: Da passant ad Analista della Scuola: una breccia feconda
Dimitra Kolonia AE: Aberrazione
Agustina Cedolini AE: Appunti di una nuova arrivata: testimonianza di un’esperienza (Zoom)
17.45 Conclusione
Diego Mautino, associato al CAOE 2023-2024
Rosa Guitart, Segretaria per l’Europa del CIG 2025-2026
I. Quali trasformazioni del sintomo nel corso di un’analisi?
II. Il sintomo analitico nel bambino e nell’adolescente
III. Decifrare o interpretare il sintomo
IV. Lo Psicoanalista. Partner sintomo?
Traduzione simultanea in 4 lingue (italiano, francese, spagnolo e inglese).
8.00 – 8.45: Accoglienza e iscrizioni
8.45 Apertura: Paola Malquori
Effetti di trasformazione del sintomo
1ma tavola: 9.00 – 10.45
Presidente: Diego Mautino
Camila Vidal: Un amore nuovo
Marina Severini: Prime trasformazioni
Pauline Puyenchet: Dai sintomi d’appello al sintomo enigmatico
Eva Orlando: Sintomo e sinthomo nel silenzio delle donne
10.45 – 11.15: Pausa caffé
2nda tavola: 11.15 – 12.30
Presidente: Mario Colucci
Patrick Barillot: La fine dell’analisi, dal fantasma al sintomo
Luis Izcovich: Farsi partner sintomo
12.30 – 14.30: Pausa pranzo
Statuto del sintomo I
1ma tavola: 14.30 – 16.00
Presidente: Mikel Plazaola
Sara Rodowicz-Ślusarczyk: Un sogno come sintomo
Didier Castanet: Il sintomo e l’inconscio: decifrazione e interpretazione
Bernard Toboul: Il sessuale sintomatico
2nda tavola: 16.00 – 17.30
Presidente: Radu Turcanu
Anita Izcovich: Il bambino sintomo
Matilde Pelegrí: Il significante bomba
Délia Nan: Seguitemi!
In chiusura dei lavori:
Evento musicale con “Ensemble Trombe FVG”
Serata di festa a Venezia Centro Storico
Partner sintomo
1ma tavola: 9.00 – 10.45
Presidente: Anna Wojakowska-Skiba
Vanessa Brassier: La madre, sintomo per una donna?
Ana Martínez Westerhausen: La psicoanalisi è un sintomo? Qualche chiave e alcune conseguenze
Isabella Grande: Il sinthomo come risorsa
Zehra Eryörük: Il nodo del sintomo
10.45 – 11.15: Pausa caffé
2nda tavola: 11.15 – 12.30
Presidente: Natacha Vellut
Francis Le Port: A corpo d’analista
Colette Soler: Il nome dei partners del soggetto
12.30 – 14.30: Pausa pranzo
Statuto del sintomo II
1ma tavola: 14.30 – 15.45
Presidente: Francisco José Santos Garrido
Marc Strauss: La costante del sintomo
Bruno Geneste: Dalla lettera al nodo
2nda tavola: 15.45 – 17.15
Presidente: Giulio Artizzu
Francesco Stoppa: Sintomi sociali e sintomo analitico
Trinidad Sanchez-Biezma de Lander: Una donna incinta
Ramon Miralpeix Jubany: Riflessioni sul sintomo (analitico) nel lavoro analitico con i bambini autistici
Chiusura: 17.15 – 17.30
Zehra Eryörük – Paola Malquori
Francisco José Santos Garrido
Colette Soler
La filosofia, di ogni tempo, si è adoperata per determinare l’articolazione tra l’esperienza e il sapere: quel che la precede, perfino la condiziona, quel che vi si deposita e ciò che può trasmettersene. I dibattiti e polemiche sono tornati alla ribalta di secolo in secolo, senza tuttavia concludere che l’uno prevalesse sull’altra. Ogni mediazione che permetterebbe di accedere nel vivo dell’esperienza resterà dal lato del sembiante e niente ne esaurirà il suo reale. La scienza, instaurando la sperimentazione come una misura possibile della verità, non ha tuttavia potuto instaurare un discorso che non sarebbe del sembiante. «Esperienza» è un termine polisemico, la sua traduzione in tedesco tiene conto dei suoi valori diversi: Erlebnis rimanda all’esperienza vissuta e alla sua contingenza, Erfahrung, «traversata» indica il suo valore di processo, e infine Experiment denota la sperimentazione. L’esperienza psicoanalitica implica le sue diverse dimensioni. L’evento Freud ha insediato nel mondo un nuovo sapere, l’inconscio, a partire da una esperienza, da lui stesso concepita come esperienza di parola. Ne ha elaborato un dispositivo «sperimentale» ordinato dal procedimento che Lacan sottolineerà come il «procedimento freudiano» che implica gli effetti di struttura che il transfert scopre. L’operazione «dell’analista» può condurre a una sovversione del rapporto con il sapere e al godimento che il transfert sposta. L’insegnamento di Lacan, che si dedica a testimoniare ciò che con insistenza chiama «l’esperienza dell’analisi», ne precisa le condizioni, formalizza la sua struttura, implica i suoi effetti, e ne deduce il matema del Discorso che lo instaura. Ne trarrà ciò che dall’esperienza può prodursi come fine, in cui distingue «l’esperienza della passe», passaggio dallo psicoanalizzante allo psicoanalista, condizione dell’avvenire dell’atto analitico. La proposta del dispositivo della passe scommette che questa esperienza non sia ineffabile e che la Scuola possa raccoglierne le testimonianze eventuali.
«Testimonium» in latino ha dato origine a testamento, attestare, contestare, protestare …tutti questi derivati indicano nettamente un impatto performativo che si ritrova nel Dire della testimonianza, in quanto atto di enunciazione che avrebbe valore di prova. Testimoniare è trasmettere un «sapere d’esperienza» di un vissuto da uno soltanto, esortato a prendere la parola al fine di far valere questa esperienza unica, dinnanzi ad un altro presunto convalidare questo reale, oppure no. La giustizia e la storia hanno messo la funzione della testimonianza nel cuore dei loro processi, sottolineandone al contempo il suo aspetto paradossale: come può il vissuto di uno solo stabilire una certezza? Le guerre, l’Olocausto e i traumi in generale, precipitano la testimonianza in un altro dilemma: tra l’impossibilità e l’urgenza di dire.
Proponendo la passe come evento clinico e come dispositivo di «garanzia» dell’analista, Lacan propone un annodamento tra l’esperienza e la testimonianza, la dimostrazione e la prova. L’esperienza inaudita del passant si presenta improvvisamente come urgenza di una testimonianza che assume la Scuola come testimone. I passeur sono anch’essi sorpresi da questo nodo tra testimonianza ed esperienza. Il cartello a sua volta, benché nominato giuria da Lacan, non esce indenne dall’esperienza di cui è testimone e di cui deve rendere conto.
Il Convegno Europeo dell’EPFCL a Venezia ci propone una nuova occasione per mettere la nostra comunità d’esperienza alla prova con le nostre testimonianze.
Membri europei del CIG 2023-2024
Organizzato dai membri europei del CIG: Pedro Pablo Arévalo, Didier Castanet, Anne- Marie Combres, Armando Cote, María Jesús Diaz Gonzalez, Dominique Fingermann, Rebeca García Sanz L., Martine Menès, Mireille Scemama-Erdös, Teresa Trias Sagnier, Radu Turcanu, Anastasia Tzavidopoulou.
Che cos’è il sintomo? In primo luogo è lo scrigno di una verità del soggetto. La psicoanalisi si fa interprete di questa tesi: all’interno del sintomo si nasconderebbe una verità di desiderio che il soggetto vorrebbe conoscere, anzi fa parte proprio della natura del sintomo fare intravedere questa verità nel momento stesso in cui la occulta: soluzione di compromesso nel quale un desiderio inconscio del soggetto emerge cifrato, alla luce della coscienza o sulla superficie della carne. Nel sintomo, nella sua configurazione e nella sua espressività, si disegna la storia del soggetto e del suo desiderio: storia di una verità rimossa in quanto scomoda, scabrosa, spesso inconfessabile. Non solo, quindi, segno di un cattivo funzionamento di un organo del corpo o di una deviazione da una supposta norma universale di salute, come lo concepisce la medicina, ma formazione sostitutiva, metafora simbolica, indizio da interpretare, verità da svelare. Si tratta di una concezione che attribuisce al lavoro della psicoanalisi un valore ermeneutico e fa della risoluzione del sintomo un obiettivo terapeutico. Tuttavia, già Freud deve ammettere che il sintomo non scompare, che bisogna arrendersi di fronte alla persistenza della sofferenza, all’attaccamento del soggetto alla ripetizione del suo dolore. Alla fine egli realizza che non tutto nel sintomo è interpretabile e che c’è un limite alla produzione di senso, la quale è potenzialmente inesauribile, ma infruttuosa. Nella pratica clinica bisogna accettare l’irriducibile buco di senso nel cuore di un’esperienza analitica. Il punto di impasse dell’inconscio strutturato come un linguaggio è l’avvento dell’inconscio reale, che rende conto del punto di arresto della significazione infinita e della scoperta che il sintomo non è solo una formazione sensibile alla decifrazione e all’interpretazione simbolica, ma è anche impregnata di un reale pulsionale che si ripete. Lacan, sulla scia di quanto Freud aveva identificato come un aldilà del principio di piacere, lo chiama godimento. Per questo inventa un neologismo: parla della varité del sintomo, termine che condensa la verité e la varieté, cioè il fatto che il sintomo si presenta con diversi aspetti, come dotato di senso interpretabile e come godimento che resta fuori dall’interpretazione. Per avvicinare questa dimensione del sintomo, bisogna passare da un procedimento di parola ad uno di scrittura dove non è più la catena significante, ma la lettera a fare segno di come ciascuno gode del suo inconscio. Il lavoro analitico mira dunque a un’elaborazione soggettiva di sapere, il sapere di quei resti “fecondi”, che trasforma il sintomo e produce una forma peculiare di soddisfazione. Si coglie bene come il sintomo non sia un segno che fa rientrare il soggetto in una certa categoria clinica, per così dire universale, ma piuttosto un’insegna della sua singolarità, del suo essere un Uno irriducibile a chiunque altro, unico, benché, in senso strutturale, alienato all’Altro e quindi invischiato in un problema ancora irrisolto: autorizzarsi al proprio desiderio, a essere quell’Uno. Da un lato il sintomo rende unico il parlessere e lo identifica nella sua singolarità, dall’altro è spesso sentito e vissuto, da quello stesso parlessere, come qualcosa di estraneo e insensato, un disturbo che lede il suo narcisismo e lo destabilizza. È così che il più delle volte si arriva dallo psicoanalista, chiedendo aiuto per liberarsi di un sintomo di cui ci si lamenta, ma a cui si è inconsciamente legati. Sta a chi accoglie questa domanda - al suo atto, al suo tatto, alla sua etica, a quello che Lacan chiama il suo savoir-faire - far sì che la domanda di guarigione (guarigione che è oggi attesa o pretesa rapida) si trasformi in un desiderio di sapere, in un interrogativo sul senso di quella cosa insensata e inopportuna che è il sintomo stesso e sul suo innesto nella trama della propria esistenza. Lacan ha sottolineato la storicità e al contempo la provocatorietà del sintomo e ha forgiato un neologismo, hystorisation, gioco di parole che mette insieme historisation, storicizzazione, e hystérisation, isterizzazione: processo di riscrittura, di risignificazione après coup, nel quale il soggetto ripercorre gli eventi essenziali della sua vita, muovendosi nello spazio già segnato dall’Altro, dai suoi condizionamenti, dalla situazione contingente in cui si trova gettato, che non ha scelto e che lo determina. Allo stesso tempo, Lacan ha dato un nome anche alla responsabilità dell’analista nell’ascolto del sintomo, chiamando tale responsabilità desiderio dello psicoanalista. Si tratta di un desiderio che, a differenza di tutti i comuni desideri, esclude qualunque volontà di godimento. Non è il desiderio di qualcuno verso qualcun altro, non è intersoggettivo, ma è un desiderio verso qualcosa, un desiderio che tende a un sapere inconscio e a una verità soggettiva insaputa o indicibile. Il desiderio dell’analista è l’antitesi di qualunque approccio psicologico o psicoterapeutico che miri ad una padronanza immaginaria sull’Altro o che, nella prospettiva di un bene ideale e/o universale, obbedisca a fini educativi, normativi o adattativi. Solo questo desiderio dell’analista può cogliere il sintomo come necessario, ossia come cifra intima e singolare del soggetto, che permette di annodare insieme i tre registri dell’immaginario, del simbolico e del reale. Un percorso analitico consente da un lato di illuminare il sintomo e di dissipare alcune zone d’ombra del reale, in altri termini di “saperci fare” con il sintomo; dall’altro di nominare il godimento singolare del soggetto e, così facendo, di operare in funzione di una perdita di godimento del sintomo, di una riduzione della soddisfazione solipsistica, auto centrata che a esso è legata. Questo significa anche uscire da una scena analitica bloccata sul primo marchio traumatico di godimento infantile, che contrassegna il tratto singolare irriducibile della differenza soggettiva, per accedere anche a forme di godimento successive che riaprono i giochi nella vita del soggetto.
di Mario Colucci, Patrizia Gilli e Francesco Stoppa
Organizzato da:
Commissione Scientifica IF:
Zehra Eryörük, Rosa Escapa, Francisco José Santos Garrido, Isabella Grande, Orsa Kamperou, Paola Malquori, Colette Soler, Natacha Vellut .
Commissione organizzativa:
Moreno Blascovich, Francesca Baggio, Annalisa Bucciol, Kety Ceolin, Elisa Flora Cestari, Mario Colucci, Domenico Ferrara, Patrizia Gilli, Paola Grifo, Manuela Landini, Antonella Loriga, Elena Marotti, Massimiliano Paparella, Silvana Perich, Caterina Santaniello, Michela Sivieri, Francesco Stoppa, Flavia Tagliafierro .